I Kabura, detti anche “kabura dancer”, sono esche artificiali multicolori, costituiti da un nucleo centrale di forma rotonda che ne costituisce il corpo e l’aggancio per la lenza madre, per due ami indipendenti ed il gonnellino.
Vengono utilizzati a mò di bolentino, leggermente sollevati dal fondo, imprimendo a loro un movimento verticale dolce e senza strattoni. Il resto lo fa la corrente o lo scarroccio della barca.
Possono essere usati sia su fondo roccioso che sulla sabbia.
Sulla sabbia possono essere usati a scarroccio, tenuti a contatto col fondo con sporadici piccoli sollevamenti.
Regolamento di attuazione dell’articolo 65 del decreto legislativo 18 luglio 2005 , n. 171, recante il codice della nautica da diporto.
Entrato in vigore dal 21 dicembre 2008
(regalo di Natale del Governo a tutti i diportisti italiani)
Art. 54.
Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza
1. Le unita’ da diporto devono avere a bordo i mezzi di salvataggio
individuali e collettivi e le dotazioni di sicurezza minimi indicati
nell’allegato V in relazione alla navigazione effettivamente svolta.
I mezzi di salvataggio individuali e collettivi devono essere
sufficienti per il numero delle persone presenti a bordo, compreso
l’equipaggio.
2. Dal 1° gennaio 2009 gli apparecchi galleggianti indicati
nell’Allegato V sono sostituiti con zattere di salvataggio
autogonfiabili, i cui requisiti tecnici saranno determinati dal
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Significa che:
Per andare oltre le 6 miglia non basta più l’autogonfiabile ma occorre la “zattera” di salvataggio (per chi la produce).
Immaginate di dover buttar via l’autogonfiabile appena acquistato e sborsare un prezzo sei-sette volte maggiore e sperare che a bordo abbiate spazio per metterla.
Come tutti i politici, non differente dai precedenti, questa volta ad ingrassare sarà la lobby dei produttori di zattere.
Questa tecnica può essere un punto di partenza ma … di norma è un punto di passaggio importante per pescatori avanti nell’esperienza.
Quando l’estate è lontana e la tua barca è a terra per il rimessaggio invernale, puoi mantenere il rapporto ravvicinato col mare mettendo fuori la tua attrezzatura da spinning.
Ma non solo in inverno, questa tecnica regala intense emozioni anche d’estate.
Spinning ovvero “famolo strano”.
Con attrezzature ultraleggere ma dotate di frizioni eccezionali al mulinello e canne sottili ma dalla spina dorsale capace di ammortizzare fughe potentissime, occorre ricorrere a tutte le esperienze di una vita di pesca.
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Questa splendida spigola catturata da Peppino alla foce del fiume Biferno, in una soleggiata ma freddissima giornata invernale, è la spiegazione di perchè lo spinning … paga … sempre.
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Ma lo spinning non è solo sinonimo di freddo, inverno, barca a terra o una delle tecniche costiere di chi non ha una barca.
La quasi totalità dei nostri soci possiede una barca o utilizza il CFC – CHARTER PESCA.
Anche loro, nelle uscite “ai predoni” dedicano sempre più tempo allo spinning piuttosto che alla traina.
Sia in primavera che in autunno lo spinning regala emozioni interessanti per il Medio Adriatico come questo barracuda che Giannino ha catturato appena fuori dal porto di Campomarino.
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Anche questi palamiti sono frutto di una mattinata di pesca a spinning, in piena estate, con un po di fortuna ed una giusta pastura.
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Tutti coloro che non hanno mai provato questa meravigliosa tecnica e che sono desiderosi di farlo in barca, divenendo soci del Club potranno usufruire del CFC – CHARTER PESCA riservato esclusivamente ai Soci.
Questo è il prodigio di un produttore italiano, Moreno Bartoli.
Gli scenari che la natura offre alla vista di chi va per mare sono sempre di grande suggestione. Non tutte però le tecniche di pesca consentono di rilassarsi ed avere atteggiamenti contemplativi di ciò che ci “avvolge”. Alcune tecniche, come lo scarroccio costiero, alla seppia come alle mormore, ci consentono di capire fino in fondo la fortuna di vivere la pesca.
La barca non deve essere necessariamente un grosso fisherman ma può andar bene anche un piccolo gommone varato dalla spiaggia. Meglio se si esce da un porto in quanto non si rimane bagnati per ore, magari in stagioni primaverili o autunnali, quando le temperature non sono più confortevoli.
Il numero delle canne impiegate dipende dalla lunghezza della murata dell’imbarcazione.
Il tipo di canna è quello classico per il bolentino leggero, con lunghezza non superiore a 180 cm.
Il mulinello, non importa se a frizione anteriore o posteriore, deve essere imbobinato con del buon filo dello 0.30. Può andar bene anche nella misura del 2500 ma noi consigliamo un 4000 in quanto oltre alle seppie, occorre poter recuperare anche rombi e grosse gallinelle.
La montatura è particolarmente semplice:
Sul capo del filo in bobina si infila un piombo scorrevole a sfera di 20 – 25 – 30 grammi, in relazione alle condizioni di vento, di mare, di profondità e quindi della velocità di scarroccio laterale della barca. Questo viene fermato da una girella alla quale verrà collegato il terminale.
Terminale dello stesso filo in bobina, della lunghezza di 35 – 40 centimetri, al quale verrà collegato l’amo.
Occorre disporre di più di un tipo di vermi perchè ogni giorno ha la sua esca che pesca di più.
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L’azione di pesca è quantomai rilassante ed oltre a godere del panorama circostante ci si quò concedere quattro chiacchiere con gli amici a bordo:
Rilevato il vento e la corrente si pone la barca di traverso.
Per le barche con motore fuoribordo lo si dovrà alzare di quel tanto che non faccia da timone, mentre per le barche con linea d’asse occorre lavorare col la pala del timone e con i pesi a bordo.
Si dispongono le canne lungo la murata sopravento ad una distanza tra i cimini di circa 30 – 40 centimetri.
La distanza delle totanare dalla barca sarà variabile in modo da non far pescare due o più totanare a stretto contatto. (esempio: 1° canna 20 metri – 2° canna 15 metri – 3° canna 5 metri – 4° canna 10 metri – 5° canna 25 metri …)
Se il vento e la corrente spingono verso la spiaggia si inizierà a scarrocciare sul fondale che anticipa la secca di fuori. Al contrario se il vento e la corrente spingono verso fuori si inizierà a scarrocciare appena dopo la prima secca procedendo sino al fondale che offre ancora catture.
Le catture saranno statisticamente più frequenti nella “valle” fra una secca e l’altra.
Una delle canne ha il cimino flesso, non abbiamo le vibrazioni che ci offre una mormora ma abbiamo una seppia pronta ad andarsene se per anche un attimo lasciamo il filo in bando.
Può succedere che una seppia scappi e allora bisogna subito aprire l’archetto e cedere filo libero in quanto la panciuta cefalopode potrebbe ritentare l’attacco sulla stessa totanara.
L’azione del guadino deve essere delicata ma precisa. Guai a toccare la seppia col cerchio del guadino in quanto si sgancerebbe sfuggendo alla cattura. Il guadino deve porsi mai davanti come per gli altri pesci ma dietro precludendo la direzione di fuga.
Una volta dentro il guadino, attenzione agli spruzzi e nel prenderla evitate di mettere le dita o il palmo della mano tra i tentacoli … non è uno squalo ma il pizzico si sente.
Gli scenari che la natura offre alla vista di chi va per mare sono sempre di grande suggestione. Non tutte però le tecniche di pesca consentono di rilassarsi ed avere atteggiamenti contemplativi di ciò che ci “avvolge”. Alcune tecniche, come lo scarroccio costiero, alla seppia come alle mormore, ci consentono di capire fino in fondo la fortuna di vivere la pesca.
La barca non deve essere necessariamente un grosso fisherman ma può andar bene anche un piccolo gommone varato dalla spiaggia. Meglio se si esce da un porto in quanto non si rimane bagnati per ore, magari in stagioni primaverili o autunnali, quando le temperature non sono più confortevoli.
Il numero delle canne impiegate dipende dalla lunghezza della murata dell’imbarcazione.
Il tipo di canna è quello classico per il bolentino leggero, con lunghezza non superiore a 180 cm.
Il mulinello, non importa se a frizione anteriore o posteriore, deve essere imbobinato con del buon filo dello 0.30. Può andar bene anche della misura del 2500 ma noi consigliamo un 4000 in quanto oltre alle seppie, occorre poter recuperare anche polipi dai 3 ai 5 chilogrammi.
La montatura è particolarmente semplice:
Sul capo del filo in bobina si infila un piombo scorrevole a sfera di 20 – 25 – 30 grammi, in relazione alle condizioni di vento, di mare, di profondità e quindi della velocità di scarroccio laterale della barca. Questo viene fermato da una girella alla quale verrà collegato il terminale.
Terminale dello stesso filo in bobina, della lunghezza di 35 – 40 centimetri, al quale verrà collegata la totanara.
Occorre disporre di una vasta varietà di colori di totanare perchè ogni giorno ha il suo colore che pesca di più.
L’azione di pesca è quantomai rilassante ed oltre a godere del panorama circostante ci si quò concedere quattro chiacchiere con gli amici a bordo:
Rilevato il vento e la corrente si pone la barca di traverso.
Per le barche con motore fuoribordo lo si dovrà alzare di quel tanto che non faccia da timone, mentre per le barche con linea d’asse occorre lavorare col la pala del timone e con i pesi a bordo.
Si dispongono le canne lungo la murata sopravento ad una distanza tra i cimini di circa 30 – 40 centimetri.
La distanza delle totanare dalla barca sarà variabile in modo da non far pescare due o più totanare a stretto contatto. (esempio: 1° canna 20 metri – 2° canna 15 metri – 3° canna 5 metri – 4° canna 10 metri – 5° canna 25 metri …)
Se il vento e la corrente spingono verso la spiaggia si inizierà a scarrocciare sul fondale che anticipa la secca di fuori. Al contrario se il vento e la corrente spingono verso fuori si inizierà a scarrocciare appena dopo la prima secca procedendo sino al fondale che offre ancora catture.
Le catture saranno statisticamente più frequenti nella “valle” fra una secca e l’altra.
Il filmato che vi proponiamo su questo tipo di pesca “estremamente” sportivo è stato girato alle nostre dirimpettaie Is. Tremiti (filmato di proprietà di Claudio & Giorgia a cui va la nostra ammirazione).
A questo punto … la sfida è lanciata !
Nei filmati successivi vengono mostrate cose “più estreme” che vi consigliamo di affrontare solo dopo aver acquisito notevole esperienza con il vostro kayak “sit on top” !
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