La pesca dalle sue origini …

Le prime attività dell’uomo riguardano la caccia e la pesca. Dopo centinaia di migliaia di anni l’uomo si dedicò all’allevamento di pecore, capre, maiali, cavalli e successivamente all’agricoltura. L’uomo uscì dalle caverne e dalle grotte, costruì le prime capanne su palafitte e poi sorsero i villaggi circondati da mura per proteggersi da nemici di ogni sorta. L’uomo scopre la scrittura e con essa ha acquistato sufficienti mezzi di comunicazione. Inizia così a rappresentare quello che lo circonda. Una delle prime raffigurazioni, accanto ai graffiti rupestri di animali a scopo di scongiuro e di dedica a qualche divinità, riguarda i pesci. La pittura vascolare greca del periodo arcaico testimonia una notevole abilità nel rappresentare polpi, mentre nell’età classica la tecnica appare più evoluta e le specie ittiche molto più variegate. Celebre è la figura del vecchio pescatore che taglia la testa al tonno, opera custodita nel museo Mandralisca di Cefalù in Sicilia. Vennero gli affreschi nelle tombe etrusche, di cui quella detta della Pesca a Tarquinia costituisce un esempio elevatissimo di qualità pittorica. I romani non furono da meno, come attestano le sfolgoranti raffigurazioni di Pompei e i numerosi mosaici, di cui quello di Baia è uno dei più ricchi. Con il cristianesimo i pesci acquistarono valenza religiosa, simbolo di amore e di pace, segno di riconoscimento tra i nuovi correligionari. La pesca vera e propria fu praticamente abbandonata nel medioevo, a causa della paura che incuteva il mare, ma i pesci furono allevati negli stagni e in apposite vasche di cui erano dotati conventi, monasteri e castelli.










